I maghi della finanza!

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Ci risiamo!
Con il passare dei giorni la crisi, che non sembra voler dare alcun segno di cedimento, spinge la stampa a diffondere l'uso di termini che per decenni sono stati di uso esclusivo degli “Addetti ai lavori”.

Ci sono voluti mesi, ma ora ogni cittadino sa perfettamente che cosa è lo “Spread” e riesce a districarsi con più facilità nella jungla delle notizie.



Così il popolo italiano ha capito che la manovra di Natale era necessaria ed ha acconsentito senza troppe proteste agli innumerevoli nuovi balzelli.

<Magari rinuncio alla vacanza, ma una volta che lo spread sarà tornato a livelli accettabili ...>.

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Le tasse sono aumentate immediatamente, ma lo spread ha continuato a dondolare a livelli alti, a volte altissimi!

Il governo continua ad assicurare che l'aumento delle tasse non è che la prima mossa di una manovra ben più vasta, che riformerà l'economia italiana e ci porterà a tornare a crescere. Speriamo bene.
Intanto un nuovo termine serpeggia tra la moltitudine di gente che stringendosi addosso il cappotto si reca al lavoro, aleggia nel vapore che si sprigiona dai cappuccini bollenti bevuti frettolosamente, ronza intorno ai gruppetti di impiegati che si riuniscono per la “Pausa caffè”.
Rating”.

In un mondo dove ogni bimbo tira calci ad un pallone e fatica ad imparare l'italiano, ma chiama “Corner” il calcio d'angolo e chiede a Babbo Natale uno “Smart phone” non c'è da stupirsi se la terminologia anglosassone primeggia in ogni capo: dalla scienza allo spettatolo, dalla matematica all'economia...

Il termine inglese “Rating” si traduce con le parole “Valutazione - classifica” e, nel nostro caso, sta ad indicare la posizione occupata da imprese ed enti che operano sui mercati internazionali. Nelle prime posizioni troviamo i più virtuosi ed in fondo alla classifica quelli prossimi al collasso (chiamato “Default” ovvero “Inadempienza”).

Ogni giorno all'apertura delle contrattazioni operatori finanziari di ogni angolo della Terra guardano con trepidazione i giudizi espressi dalle famigerate agenzie di rating, che dalla fine dello scorso secolo hanno assunto il ruolo di giudice della solvibilità di chi emette titoli. Il grande pubblico ormai conosce bene i nomi delle tre più famose: Standard&Poor's, Moody's, Fitch.

Una conoscenza che si è consolidata nei primi giorni di gennaio quando Standard & Poors ha consegnato le pagelle agli stati europei, togliendo voti a tutti, anche al nostro tartassato Paese.
Mario Monti proprio non se l'aspettava. Come ogni bravo studente ha faticato non poco per sollevare la sua media e, dopo aver fatto il possibile dal lato dell'imposizione fiscale ora lavora sulle “Liberalizzazioni”. Il decreto dovrebbe essere pronto tra una manciata di ore; emanato da un CDM che spera di sedare le proteste di una moltitudine di gente che proprio non ci sta a farsi privare di piccoli e grandi privilegi, garantiti dall'appartenenza ad una corporazione. Le liberalizzazioni hanno l'obiettivo di spingere il mercato ad autoregolamentarsi, portando il livello dei prezzi ad assestarsi verso il basso: ciò che dovrebbe auspicarsi ogni consumatore. Ma, siccome un individuo è di solito sia consumatore che lavoratore, pare inammissibile ridurre i prezzi togliendo privilegi. Certo, tutti vogliono e nessuno vuole rinunciare!

Mentre SuperMario fa diligentemente i compiti i padroni della finanza globale continuano a sputare giudizi. Ma non bisognerebbe aspettare la consegna dell'elaborato per attribuire il voto?
E poi, chi ha dato alle agenzie lo straordinario potere di influenzare la finanza mondiale con una semplice opinione?

Il concetto di “Rating” fu diffuso per la prima volta da Henry Varnum Poor's, un analista finanziario nato negli U.S.A. Nel 1812. Egli, nel tentativo di analizzare lo stato finanziario e operativo del sistema ferroviario americano, al fine di fornire al mercato informazioni trasparenti, pubblicò un manuale dal titolo: “Storia finanziaria delleferrovie e dei canali degli Stati Uniti”. Successivamente fondò assieme al figlio la “ H. Vand H.W. Poor Co” che pubblicava ogni anno una nuova edizione del manuale. Nel 1941, in seguito alla fusione con la  “Standard Statistics Bureau“, nacque “Standard & Poor's”. La nuova società iniziò ad esprimere i suoi giudizi adottando le lettere maiuscole; la classifica parte da AAA (il massimo dei voti) a D (la bocciatura).
L'agenzia, che attualmente ha uffici in 23 paesi, nell'anno 2010 ha emesso oltre 160mila nuovi rating e ne ha venduti ben 550mila.

I guadagni sono, per la maggior parte della popolazione, inimmaginabili.
Anche Moody's fa la sua bella figura. Parte di un gruppo che dichiara ricavi annui di 2miliardi di dollari l'agenzia impiega circa 4.500 persone ed offre valutazioni su Enti e imprese operanti in 110 Paesi. Fu fondata all'inizio del 1.900 e la sua prima mossa fu emettere una sorta di compendio contenente informazioni statistiche su azioni e obbligazioni. Il manuale andò esaurito nel giro di un paio di mesi ed il suo creatore divenne una vera celebrità. Il primo manuale che forniva vere e proprie analisi sulle varie aziende, banche e Istituzioni fu pubblicato nel 1.909; adottava una valutazione con voti che variavano tra Aaa e C.

Ma chi è alla guida di queste enormi macchine da soldi che con un solo report sono capaci di spostare enormi capitali ricavandone profitti miliardari?

Avete mai sentito parlare di “Capital World Investement”? Si tratta di una delle maggiori società di gestione del risparmio americana e risulta – udite, udite! - essere il primo azionista di Standard & Poor's possedendo il 10,26% della casa madre. E non è finita qui! Possiede anche il 12,60% di Moody's, quota che la porta ad assumere il ruolo di secondo maggior socio.

Le due agenzie sono concorrenti sul mercato, ma cosa importa?
D'altronde è buona regola differenziare gli investimenti per limitare il rischio di perdita.

Con quote via via inferiori tutti gli altri investitori americani risultano tra i principali azionisti delle due agenzie essendo di fatto sia possessori di quote che utilizzatori dei rating. A proposito di conflitto di interessi!

E che dire del fatto che entrambe le potentissime agenzie sono “Made in U.S.A”?
Di recente ha fatto scalpore la notizia che Standard & Poor's ha tolto la AAA agli Stati Uniti. Non si era mai verificato, strano ma vero.

La “Terza sorella”,Fitch, fu fondata nel 1913 da John Knowles Fich ne cuore del distretto finanziario di New York (tanto per cambiare U.S.A!). anche questa volta la prima pubblicazione fu un compendio di informazioni statistiche. Nel 1924 introdusse la scala di giudizi espressi con lettere maiuscole, la stessa che in seguito sarà adottata da Standard & Poor's. Oggi dà lavoro a 2.000 analisti che operano in 51 uffici sparsi nel mondo. A differenza delle sorelle maggiori, statunitensi fino al midollo, è controllata dalla francese Fimalac.

I voti assegnati dalle tre agenzie vanno a condizionare i giudizi degli investitori creando una serie di eventi a catena che influiscono in maniera determinante sulla situazione economica mondiale. E chi parla di un attacco in atto alla “Zona Euro” sicuramente non ha torto, visto che probabilmente le due maggiori agenzia hanno tutto l'interesse a far sviluppare altre economie.
E c'è di più. I voti assegnati condizionano le politiche di investimento di tutti i fondi del mondo, che operando sulla base di mandati molto severi, possono acquistare solo obbligazioni con rating superiore a BBB. Nel momento in cui un Bond (Obbligazione) viene declassato tutti i fondi sono costretti a venderlo. Così le “Previsioni” si avverano per il semplice fatto che aumenta fortemente l'offerta.

Che squallore; la decisione di un'agenzia di rating – in fondo una semplice opinione – condiziona le decisioni di milioni di investitori.
Ma gli analisti delle agenzie sono infallibili? Ovviamente commettono errori; Leman B. docet!
In questo caso, chi è che giudica questi “Mostri” che si arrogano il diritto di giudicare tutto e tutti?

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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